Venti anni di Aifo

“Siamo artigiani, produttori dell’olio artigianale”

AIFO Congresso Nazionale Straordinario

per il ventennale dalla costituzione (1996-2016)

Montefiascone – Rocca dei Papi – 20 e 21 maggio 2016

 La “nostra storia”

 1996 di fronte alle crescenti difficoltà in cui si trovavano i frantoi oleari e la produzione dell’olio italiano un gruppo di aziende avvertì la necessità di unire le forze: nacque l’AIFO Associazione Italiana Frantoiani Oleari.

1998 coerentemente con una politica che rivendicava una differenziazione dell’olio di frantoio da quello industriale, fu sottoscritto un Protocollo d’Intesa con Confartigianato.

 2004 venne presentata una Proposta di legge al Consiglio Regionale della Toscana per sostituire l’uso delle ampolle con bottiglie etichettate e sigillate nei ristoranti.

2005 a Sibari si riunisce l’8° Assemblea dell’Associazione: il tema “Quale futuro per gli artigiani dell’olio” mise in evidenza che il frantoiano, unico vero “produttore” di olio, è sicuramente capace di imprimere specifiche caratteristiche organolettiche al prodotto sulla base della conoscenza delle cultivar delle olive che lui utilizza e la flessibilità della tecnologia del suo frantoio.

2006 L’AIFO ottiene il riconoscimento da parte delle autorità di governo di associazione rappresentativa delle aziende di trasformazione del settore oleario.

2007 I° Congresso Nazionale dell’associazione: 200 delegati frantoiani danno vita ad un confronto che porta ad identificare una “Piattaforma politica per il rilancio dell’olio extravergine italiano di frantoio”.

 2010 il II° Congresso Nazionale dell’Associazione promuove il processo di unificazione con il FOR (Frantoi Oleari Riuniti), che trasforma AIFO nell’associazione più rappresentativa del settore e porta l’Associazione a cambiare la propria struttura organizzativa con la costituzione delle associazioni regionali. Una situazione nuova tradotta in una strategia: «L’alleanza tra agricoltori, frantoiani e consumatori» che porta all’incontro con UNAPROL e Coldiretti sulla base di un impegno convergente in difesa dell’olio italiano. Con CODICI “Centro Diritti del Cittadino”, si forma una commissione con il compito di denunciare truffe e frodi e di favorire tutte le azioni che hanno la finalità di diffondere la cultura della qualità nel mondo della produzione e della distribuzione.

2013 AIFO ha sostenuto con forza la cosiddetta Legge «salva olio» dell’on.le Colomba Mongiello. L’Associazione non ha mai fatto mancare il proprio sostegno all’attività della Repressione Frodi, del Corpo Forestale dello Stato, del Nucleo Antifrodi dei Carabinieri che, soprattutto in questi anni recenti, hanno smascherato attività illecite decisamente lesive per il comparto dell’olio di olive.

2014 Il Consiglio dei Ministri del 22 maggio segna una vera rivoluzione nel settore dell’olio di oliva riconoscendo la legittimità delle norme contenute nella legge della Regione Puglia del 24 marzo 2014 n. 9 che definisce il frantoio artigiano unico soggetto produttore dell’olio dalle olive e riconosce la figura del mastro oleario.

2015 Aifo è stata chiamata a partecipare a numerose audizioni della commissione agricoltura della camera e del senato, in occasione della discussione di importanti provvedimenti legislativi riguardanti il settore, dalla riforma del ministero dell’agricoltura alla depenalizzazione di alcune violazioni della normativa sulle etichette, dal periodo di validità dell’olio alle misure da adottare per le zone colpite dalla xilella. L’azione dell’aifo è stata decisiva per bloccare il provvedimento che avrebbe impedito la utilizzazione delle sanse per la produzione di biogas. In questo contesto ha assunto una grande importanza il Piano Olivicolo Nazionale: AIFO crede nel valore del marchio “Prodotto Italiano” quale simbolo di un Paese dedicato alla qualità e alle produzioni artigianali.

2016 “Occorre proteggere i sapori e le specificità alimentari che sono parte della nostra cultura” ha dichiarato il Ministro per le politiche agricole Martina chiedendo “l’azione della società civile e le buone pratiche degli operatori”. Con la storia dei suoi vent’anni AIFO risponde a questo appello dimostrando in modo chiaro ed inequivocabile che l’associazione, con le sue imprese artigiane, è tra i protagonisti di questa nuova politica. Il congresso nazionale straordinario delibera la legittimità di definire OLIO ARTIGIANALE l’olio dalle olive prodotto dai frantoi oleari.

Il progetto politico di aifo.

La lunga recessione nei mercati occidentali e la crisi del commercio mondiale stanno determinando una caduta delle esportazioni dei paesi produttori mentre emerge, in molte aree del mondo, la tendenza a patti bilaterali e nuove politiche autarchiche. All’ultimo WTO, il rappresentante degli Stati Uniti ha affermato che il multilateralismo commerciale è finito.

All’affermarsi di questa tendenza contribuiscono in Italia le aziende esportatrici che tendono ad accaparrarsi più larghe fette nel mercato interno per compensare la diminuzione delle esportazioni. Ma a questo non sembra corrispondere un aumento dei consumi.

Inoltre il problema centrale, posto con forza dall’emersione di un diffuso fenomeno di contraffazione, è la qualità dei prodotti alimentari made in Italy.

A ciò si aggiunge, in particolare nel settore oleario, la nuova e massiccia presenza cinese.

E’ realistico prevedere che, nei limiti in cui avverrà, avremo una lenta e selezionata crescita dei consumi alimentari polarizzati intorno ai due poli qualità e qualità/prezzo.

Mutuando le analisi di Walter Benjaminche alla fine degli anni Trenta rilevava come (l’opera) il manufatto, entrando nella fase della sua riproducibilità, perdeva l’esclusività mentre si moltiplicava il rapporto con i distributori innescando un processo che metteva in discussione il primato del mediatore – potremmo dire che il consumatore di oggi insidia il potere del distributore.

E’ il ciclone che sta cambiando il mercato. Il motore è stata la Rete, ma non è stata la tecnologia a cambiare i consumatori perché sono i consumatori stessi il gorgo da cui ha preso forza il ciclone.

Un consumatore responsabile: consapevole del “valore” del proprio denaro come mezzo per l’acquisto del cibo che non consente sprechi.

Un consumatore informato: che legge l’etichetta dei prodotti per garantirsi il diritto di difendere la propria salute e il “valore” del suo lavoro.

Un consumatore che sullo scaffale cerca un cibo buono, sano al giusto prezzo, garantito dalla tracciabilità della filiera produttiva, dalla corrispondenza tra indicazioni dell’etichetta e contenuto della confezione, dalla garanzia della pubblica autorità sulla non tossicità dei prodotti.

Eravamo abituati ad un soggetto “debole”, il consumatore figlio della società consumistica, mentre il consumatore attuale gioca un ruolo attivo nella ricerca del prodotto da acquistare. Il potere di “fare il mercato” sta trasferendosi dall’industria che produce all’universo dei consumatori. Se nelle istituzioni conta sempre più la società civile, nell’economia il destinatario dell’azione economica va acquisendo una forza nuova quale condizionatore dell’offerta. Durante la crisi si sono affermate nuove realtà: piccole e medie imprese innovative e aggressive, agricole, artigiane, capaci di intercettare nuovi bisogni e di “produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come ha scritto Carlo M. Cipolla.

L’impresa artigiana del cibo, che è parte significativa del tessuto produttivo del mondo agroalimentare italiano, si è sempre trovata di fronte l’ostacolo di una distribuzione che ha impedito il successo pieno del suo prodotto. Ma nell’ultimo decennio l’attenzione dei consumatori si è spostata verso il “prodotto” e quindi le sue caratteristiche di qualità, salubrità e localismo. La valorizzazione di tali attributi segnala una nuova consapevolezza del consumatore verso ciò che è “benessere”, che ha fatto nascere una domanda. Quindi il problema da risolvere è “conquistare spazi artigiani” nel mercato, perché non è sufficiente fare “cose belle e buone” ma è necessario dargli una vetrina. E la vetrina utile e necessaria per venderle è lo scaffale della Grande Distribuzione Organizzata.

Sappiamo – come dice la legge di Gresham (banchiere del Cinquecento che si riferiva alla moneta, n.d.r.) che “il prodotto cattivo scaccia quello buono”. E se questo è vero nel mondo finanziario lo è ancor di più in quello del consumo alimentare, dove il successo dei prodotti di qualità è legato alla possibilità di stare su uno “scaffale” diverso e distinto.

È necessario promuovere una nuova governance commerciale che dia valore aggiunto alla capacità artigianale di creare un prodotto unico.

È così che l’impresa artigiana può acquistare potere e forza contrattuale nei confronti di chi sta a valle nella filiera;

è così che al consumatore si garantisce la giusta accessibilità al gusto e al benessere;

è così che all’impresa artigiana si assicura il successo e lo sviluppo in un mercato competitivo.

Abbiamo costruito l’alleanza con gli agricoltori e i consumatori ora dobbiamo costruire rapporti nuovi tra produttori e distributori. Per dare al consumatore più trasparenza e meno promozioni, favorendo una politica che aggrega valore e qualità, per una “premium price della filiera di qualità”.

In questo quadro un capitolo a parte meritano le imprese di trasformazione olearia, i frantoi.

Per comprendere le ragioni di un sistema di imprese che ha resistito nel tempo, dobbiamo ricordare le ragioni strutturali dell’agricoltura del nostro Paese e una produzione olearia caratterizzata non solo dalle diverse condizioni pedoclimatiche di un paese stretto e lungo, ma soprattutto dalla distribuzione su questo territorio di oltre 500 cultivar di olive che danno vita a tanti diversi extravergini. Quindi i frantoi oleari, il loro numero, la loro distribuzione sul territorio, la loro tecnologia non sono stati dettati da proprie ragioni economiche quanto da una necessità di servizio all’impresa agricola. Per la stessa ragione sono nati i frantoi-cooperative di agricoltori.

La novità, messa in luce anche dalle rilevazioni SIAN, è che in questo sistema operano circa 1500 frantoi che, oltre a dare un servizio agli agricoltori, producono, confezionano e commercializzano un proprio prodotto. E di questi circa un terzo vanno oltre il mercato locale, collocano il loro prodotto nella GDO, nella ristorazione e nei mercati esteri. Sono i frantoi artigiani, una nuova realtà imprenditoriale riconosciuta dalla legge della Regione Puglia 24 marzo 2014 n.9. Aziende il cui prodotto di qualità è il risultato di un mix di tecnologie avanzate, moderni sistemi di stoccaggio e professionalità del mastro oleario.

A queste imprese il piano olivicolo nazionale e i PSR dovrebbero rivolgere una particolare attenzione perché rappresentano l’unica possibile risposta di successo dell’olivicoltura nazionale.

Si continua a parlare di crisi e di ripresa e si torna a parlare di sviluppo. In realtà siamo a un tornante della storia, la globalizzazione che sembrava irreversibile è in stand-by e il commercio mondiale rallenta. Siamo entrati nell’epoca della slow economy.

Partiamo da una certezza: due cose non cambiano e non cambieranno, l’aspirazione al bello e il gusto del buono. Immaginare il futuro non è un gioco di fantasia, è un modo per analizzare i fenomeni, per capire i flussi della società, in definitiva un esercizio per affrontare il presente. E allora mettiamoci in gioco, aggiorniamo la nostra proposta praticando una “cultura di filiera”, creiamo un sistema capace di recuperare terreno nel mercato nazionale, costruiamo “l’alleanza” tra produttori e distributori per dare ai consumatori la concreta possibilità di scegliere sullo scaffale ciò che è buono, sano e nutriente.