Il Mastro oleario è legge

Il Mastro oleario è legge

Quando fu emanata la legge 4 gennaio 2013, n. 9 “Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini” furono molte le critiche interessate di quanti, fino a quel momento, avevano potuto produrre e mettere in commercio olio conforme solo formalmente (quando lo era) a quanto stabilito dalle norme vigenti a proposito degli oli vergini.

Gli artigiani dell’olio, i frantoi artigiani, non hanno potuto che rallegrarsi delle nuove norme, sostenute fin dall’inizio dell’iter parlamentare. Finalmente si era aperto uno spazio per l’olio di frantoio artigiano: la qualità dell’olio vergine è diventata oggetto di specifica tutela con risultati positivi sia per i frantoiani, finalmente in grado di monetizzare sul mercato la qualità più elevata e garantita del loro prodotto, sia di riflesso sugli olivicoltori per i conseguenti effetti positivi sul prezzo di mercato della materia prima, le olive.

Restava (ed in parte resta ancora) un varco. Il frantoio oleario artigiano è, dal punto di vista normativo, una realtà evanescente: che esiste lo sanno tutti, ma quale siano gli elementi che lo identificano resta abbastanza incerto, cosi come priva di precisi elementi identificativi è la figura del mastro oleario, di colui cioè che sovrintendendo nel frantoio al processo produttivo è il garante di fatto, quando non anche giuridico, della qualità di esso.

La legge della Regione Puglia, 24 marzo 2014 è intervenuta a colmare questo vuoto definendo l’impresa olearia, e quella artigiana in modo particolare, con la riserva di stabilire successivamente le caratteristiche tecniche dei frantoi, ed introducendo la qualificazione dei mastri oleari attraverso appositi corsi di formazione.

Naturalmente non sono mancati gli ostacoli per giungere a questo risultato, piu volte auspicato dai frantoi artigiani e contrastato invece in particolare da chi ritiene che ciò costituisca un ulteriore passo verso un mercato degli oli vergini di qualità in grado di attirare per la trasparenza delle indicazioni di filiera sempre più consumatori italiani ed esteri.

Sempre meno forza sembrano destinate ad avere le opposizioni alla menzione in etichetta del carattere artigianale dell’olio di frantoio in presenza di una norma, sia pure regionale, ma che è inserita a pieno titolo nel nostro ordinamento giuridico, che definisce l’impresa olearia artigiana come entità distinta dalla impresa olearia. Il giudice, chiamato a giudicare una eventuale controversia su questo punto, non potrebbe ignorare, sia pure ai fini dell’interpretazione e ricostruzione sistemica delle norme vigenti, la norma regionale ora indicata.

È anche da aggiungere che i mastri oleari, formati nella regione Puglia, hanno diritto al riconoscimento di questa qualifica in tutto il territorio nazionale.

In allegato la legge della Regione Puglia, 24 marzo 2014